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Lo scrittore e giornalista Roberto Ritondale intervista Manuela Moschin

E' un grande onore per me essere stata intervistata nel Salone Internazionale del libro di Torino dallo scrittore e giornalista Roberto Ritondale. Grazie di cuore "Lo scrittore ambulante ha intervistato Manuela Moschin, l'ideatrice dell'originale blog letterario "L'arte raccontata nei libri" che riunisce oltre duemila appassionati. E alla fine dell'intervista scoprirete una passione comune, oltre a quella dei libri! In sottofondo una musica composta e suonata da Joanna Robinson." Roberto Ritondale Oltre al video Youtube vi lascio anche il link del sito dell'autore. http://www.robertoritondale.it

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Libri: Lettori, Scrittori ed Editori - Recensione e Intervista a Roberto Ritondale





Recensione al Romanzo "Il sole tra le mani" e intervista all'autore Roberto Ritondale

A cura di Manuela Moschin

Recensione: 

Questo libro è un fiume in piena dopo un lungo acquazzone dal quale straripano e si liberano le emozioni. Quando iniziai a leggerlo sorridevo alle battute ironiche che rilevai in qualche passaggio, inconsapevole di ciò che avrei incontrato nelle pagine successive. Gradualmente, procedendo nella lettura, rimasi ammaliata dalla profondità dei messaggi intrinseci. Il romanzo narra la storia di un uomo privo di emozioni, che la vita gli ha sottratto, a seguito di alcune vicende drammatiche accadutegli sin dall’infanzia. Il protagonista si comporta in modo inconsueto, appare fuori di senno, ma ha le sue ragioni…. Una trama assolutamente originale, studiata nei minimi particolari, che stimola a procedere nella lettura. È un libro che mi ha fatto ridere, emozionare, riflettere, stupire e piangere. Non nascondo che mi è scappata anche una lacrima. Il mio entusiasmo per questo romanzo è dovuto anche agli argomenti trattati che mi hanno toccata personalmente e che si susseguono in un sincronismo perfetto. Di questo non ne posso parlare direttamente, poiché rischierei di anticipare i temi del racconto. Il romanzo si può sintetizzare in una parola soltanto: AMORE. Con questo sottolineo che non si tratta di un romanzo d’amore, si intende, ma che, a parer mio, l’obiettivo dell’autore è proprio quello di evidenziare l’importanza dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Ho avuto modo di conoscere Roberto, una persona umile che mi ha sorpresa per la sua semplicità, per un singolare altruismo e questo libro ne è la conferma. Una scrittura fluida e ricca di dialoghi meditativi che si sedimentano nell’animo. Il libro mi ricorda, in qualche passo, un classico della letteratura intitolato “Il povero Piero” di Achille Campanile, il quale, attraverso una raffinata comicità, ironizza sul tema della morte. 
Ritondale tratta anche un episodio accaduto realmente qualche anno fa e che ha tenuto in ansia milioni di persone. 
L’autore racchiude in questa piccola frase un grande insegnamento che, in finale, rappresenta lo scopo della nostra vita e nella quale solo il dolore ne è il veicolo. Non può esistere la felicità senza la sofferenza e l’amore verso il prossimo. L’amore innanzitutto. 
Scrive Roberto:“Per essere felice dovevo solo riaprire le mie mani, tendere le braccia, amare e accogliere. E l’ho capito adesso, ora che c’è un disastro intorno a me. Non servono chiese se l’anima resta dentro un guscio. Il segreto, mi dico, sta tutto nell’aprirsi, donarsi agli altri. Nel farsi tempio riciclando il dolore”. 

Intervista: 

Ti ringrazio di cuore per esserti reso disponibile nel rispondere alle domande. Interagire direttamente con voi scrittori e avere l’opportunità di conoscervi meglio è sempre un privilegio per noi lettori. Prima di parlare del tuo affascinante romanzo “Il Sole tra le mani” ti pongo alcune domande per scoprire in quale modo hai raggiunto la tua carriera di scrittore: 


- Quando hai cominciato a scrivere? Cosa scrivevi all’inizio? 
Ho cominciato a dieci anni, scrivevo soprattutto poesie. Me ne ricordo una in cui ipotizzavo un incontro fra Leopardi e Beethoven! Mia sorella mi ha raccontato che mio padre le prendeva di nascosto e le faceva leggere ad amici e parenti. Ho ricevuto in tutto una quindicina di riconoscimenti per i miei tre romanzi, ma sapere che il mio papà era orgoglioso di quello che scrivevo sarà per sempre il premio letterario più bello e prestigioso della mia vita. 

- A quale genere letterario appartengono i libri che leggi o che hai letto in passato? 
Non ho generi preferiti, piuttosto autori di riferimento, tra cui Hermann Hesse, Fernando Pessoa e George Orwell. La mia curiosità mi ha sempre spinto a spaziare fra generi e autori molto diversi fra loro. 

- Ci racconti l’emozione del tuo primo libro pubblicato? 
Era il 2003. La casa editrice Edizioni dell’Ippogrifo mi pubblicò il primo romanzo, “Anime plastilina”. Avere il mio libro tra le mani era un sogno che si realizzava. Pensa cha la prima copia andai a prenderla in tipografia. Provai un senso di stordimento misto a felicità. 
- Come nascono le storie che racconti? 
Da un’idea forte. Parto da quella intuizione - oserei definirla illuminazione, per rifarmi ai miei amati poeti maledetti – e da lì sviluppo una trama. In “Sotto un cielo di carta” sono partito dall’idea di un mondo senza carta, mentre nel romanzo “Il sole tra le mani” (entrambi sono stati pubblicati da Leone editore) l’idea è quella di uomo che desidera distruggere tutte le foto relative al proprio passato. La simbologia è importante per me, cerco di raccontare storie che abbiano più di una chiave di lettura. Nell’ultimo romanzo, ad esempio, i cognomi dei personaggi principali sono in realtà degli anagrammi. Parlo della storia di un uomo, ma mi riferisco anche alle degenerazioni di tre continenti: Europa, Africa e America. 

- Quali sono le fonti d’ispirazione dal momento in cui decidi di scrivere un libro? I tuoi racconti contengono riferimenti tratti da esperienze reali, autobiografiche o dalla tua immaginazione? 

La prima fonte è la mia anima. Non mi rifaccio troppo a vicende autobiografiche, ma pesco sicuramente nel mio vissuto emozionale. Lo dico sempre ai corsisti del mio laboratorio di scrittura (“La casa della parole scritte”): per essere credibili è meglio scrivere di argomenti che sentiamo profondamente nostri. Poi, ovviamente, ci sono altre fonti: quando scrivo un romanzo leggo moltissimo, mi documento attraverso libri e internet, e poi cerco di visitare i luoghi in cui ambiento la storia. E infine sì, ovviamente c’è anche l’immaginazione, che per fortuna non mi è mai mancata. Quella è fondamentale soprattutto per il genere distopico, per il quale spero di aver dato vita a un nuovo sottogenere con “Sotto un cielo di carta”: il futurealismo. 

- Ci sono state letture particolari o scrittori che hanno ispirato il tuo lavoro? 

Per “Sotto un cielo di carta” sono stati fondamentali gli autori distopici, in particolare George Orwell e Ray Bradbury. Il regime che abolisce la carta, nel mio romanzo, lo fa approvando il “Codice 2435”. Non è un numero a caso: è la somma di 1984 e di Fahrenheit 451. Per “Il sole tra le mani”, invece, il mio mentore è stato Pessoa, come si evince chiaramente dalle pagine del romanzo. 

- Dalla mia recensione si nota che il libro mi ha catturata in modo particolare. Da profonda ammiratrice delle filosofie indiane ho apprezzato in maggior misura il romanzo per i temi trattati quali l’India, la meditazione in un ashram, Siddharta… 
Da dove proviene questo tuo interesse? Sei stato in India? 

Grazie per aver letto e apprezzato il mio romanzo, la tua recensione mi ha emozionato! Il mio interesse proviene dalle letture buddiste e dalla pratica del Kundalini yoga. Purtroppo non sono stato in India, ma ne ho letto talmente tanto che mi sembra di averci vissuto. Credo nella capacità curativa della meditazione e nella possibilità di trasmettere energia a chi ne ha bisogno. Si può essere credenti o non credenti, ma io parto da un dato oggettivo inconfutabile: sopra di noi c’è un giacimento enorme di energia, sta a noi riuscire a metterci in connessione con l’Universo. 
- Il cimitero dei Cappuccini di Palermo, un luogo alquanto macabro e nello stesso momento commovente, che visitai da ragazza e che mi rimase impresso nella mente. 
Perché hai deciso di parlarne? Hai qualche aneddoto particolare da raccontarci? 

Palermo è una città straordinaria e il cimitero dei Cappuccini è un luogo che ti resta dentro per tutta la vita. Ne ho voluto parlare perché in qualche modo è la metafora perfetta della nostra incapacità di accettare la morte dei nostri cari e del desiderio di sopravvivere a noi stessi: una volta imbalsamando i corpi, oggi custodendo le foto e i video. Due pratiche che in realtà impediscono la rielaborazione serena del lutto. 
- La tua sensibilità nei confronti dei cimiteri mi ricorda l’infanzia. Si, perché da bambina ero una sorta di Robin Hood dei cimiteri, poiché molto spesso, assieme a una mia cara amica sai cosa facevo? Beh, è una cosa insolita per una bambina di sei o sette anni: “rubavo” i fiori dalle tombe che ne erano provviste in abbondanza e li “donavo” ai defunti che non ne avevano.
A parte questo mio racconto alquanto bizzarro, da dove deriva il tuo interesse in merito? 

Splendida questa immagine dei fiori rubati per donarli alle tombe di chi non riceve più visite… Lo farò anch’io! I cimiteri sono luoghi affascinanti e regalano una profonda pace interiore. E poi ce ne sono davvero di bellissimi, come quelli di Napoli e Milano che descrivo un po’ nel mio romanzo. 

- Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa? 
Proprio in questi giorni sto completando la prima stesura del mio nuovo romanzo, scritto come sempre utilizzando carta e penna. Sono tornato al genere distopico di “Sotto un cielo di carta”, e per ora posso dirti che ho già scelto il titolo e anche l’ambientazione: Como. È la città di un grande genio italiano, Alessandro Volta. E l’intelligenza è ciò che più mi affascina nelle persone che incrocio nella mia vita. 
- C’è qualcosa che non ti ho chiesto ma che ci tieni a dire? 

Ci tengo a ringraziarti: per l’attenzione che dedichi non solo a me, ma all’arte e agli scrittori in genere, e perché hai una sensibilità speciale, davvero rara in questa epoca di superficialità e pressappochismo. 

- Sono commossa... ti ringrazio di cuore per queste bellissime parole. Il mondo dell’arte e della letteratura sono una terapia efficace che giova alla mente e al cuore. Ne sono un esempio gli scrittori come te che hanno la capacità di toccare la sensibilità delle persone suscitando emozioni profonde. 



Roberto Ritondale autore del romanzo "Il sole tra le mani" 

Biografia 


Roberto Ritondale è un redattore dell’Ansa, è nato a Pagani (Salerno) il 9 ottobre 1965 ma vive a Milano. Ha collaborato alla stesura di sceneggiature per il programma radiofonico La storia in giallo, in onda su Radio- Rai3 nel 2004 e 2005. È autore di romanzi e racconti per importanti case editrici. Con Leone Editore ha pubblicato Sotto un cielo di carta (2015) e Il sole tra le mani (2017). 

Descrizione del libro 


Novembre 2004. Aldo Montesi, emigrato da Milano a Napoli, è uno strano voyeur del lutto: incapace di provare emozioni, ruba lacrime straniere nei cimiteri più singolari. La sua vita trascorre apatica fino a quando due eventi lo spingono all'azione: le minacce di un gruppo criminale e il dialogo surreale con un impiegato che vuole vendergli un loculo matrimoniale vista mare. Attraverso un viaggio catartico nel suo passato, Montesi cercherà di porre fine alle sue eclissi e di abbracciare la luce, distruggendo tutte le foto che lo riguardano, simbolo di ciò che è stato, e imparando ad aprirsi agli altri. 

Lo consiglio vivamente!
A presto Manuela 

Vi lascio il link dell'autore





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